Ys

Ys è il secondo album in studio del Balletto Di Bronzo, una delle tante e splendide meteore del Prog Italiano. L'album segna una svolta decisiva con l'avvento di Gianni Leone alla tastiere e secondariamente anche di Vito Manzari al basso. Gianni proveniva dai "Città Frontale" ed è ancora tra l'altro un grande amico di Lino Vairetti. A 19 anni si trova ad essere leader e compositore di un album che segnerà la storia del Prog italiano. Il nome non è un caso ma rievoca un'isola mitologica della Britannia. 
La leggenda narra che l'isola sia stata edificata sotto il livello del mare e protetta da un'immensa stesura di dighe per evitare l'invasione dei mari dell'oceano. Il re di nome Gradlon aveva una splendida figlia chiamata Dahud alla quale consegnò come simbolo del suo amore, le chiavi di apertura delle dighe. Un giovane pervenne nell'isola innamorandosi della fanciulla e conquistando la sua fiducia conquistò le chiavi. In realtà in lui si nascondeva il demonio e le sue azioni erano finalizzate alla distruzione dell'isola, cosa che avvenne.
La storia appena narrata è importante per capire la connessione che c'è tra la leggenda e il tema dell'album. Nel concept si parla di un uomo incaricato di rivelare una sorta di verità, giunta dall'alto, sulla terra composta ormai solo di morti viventi. Egli compie un viaggio denso di allucinazioni che si articola in tre incontri con entità soprannaturali, prima di scomparire nell'epilogo tragicamente nel buio, una volta privato di tutti i sensi, così come scomparve l'isola nella mitologia.
FORMAZIONE:
Lino Ajello/Chitarra
Gianchi Stringa/Batteria
Gianni Leone/Voce-Tastiere
Vito Manzari/Basso

 

Prima traccia, Introduzione. Un suggestivo eco di una voce sussurrante funge da input per la voce di Leone. In questo eco c'è anche Giuni Russo e il duo Metamorfosi (Rosanna e Flavia Baldassarri). La voce dell'appena maggiorenne Leone è il preludio dell' "inizio dei giochi" in cui il protagonista viene a sapere della notizia e si precipita sulla terra tentando di "far presto". L'inizio dei giochi coincide anche con la partenza della lunga sessione strumentale in cui si alterna il virtuosismo di Leone all'organo e di Ajello alla chitarra. Le musiche dell'album sono di Gianni Leone, i testi sono di Daina Dini.
TESTO:
La voce narro'
all' ultimo che
sul mondo resto'
la vera realta'.
E poi comando'
di andare tra i suoi
a dire la verita'
e il gioco inizio'.
Quella voce premeva nel petto
col dolore di cose capite
forse era in tempo a dirlo anche agli altri
forse era in tempo a dirlo anche agli altri.
Cos' e' la vita vita di un uomo che ha pianto
come guardare un cielo sereno
come fissare i tuoi occhi nel sole
come afferrare una mano protesa.
E la voce premeva nel petto
col dolore di cose vissute
doveva andare presto, doveva andare presto.
La poesia di un giorno di vento
l' ultima foglia di un albero morto
il primo giorno di sole d' aprile
un corpo caldo una mano vicina.

 

Seconda traccia, primo incontro. L'uomo perde il primo senso, l'udito. L'atmosfera oltre che Prog si fa psichedelica 
e si alternano alla fase di canto clavicembalo o sessioni strumentali, la prima decisamente psichedelica con la voce di Leone 
che diventa uno strumento di accompagnamento come un coro che proviene dall'oltretomba, la seconda è un assolo in chiava Hard 
con chitarra distorta. L'atmosfera è apocalittica.
TESTO:
Lui ando' oltre i monti e piu' in la'
senza mai voltarsi a guardare
lungo e' il cammino da fare
ma doveva andare, ancora andare.
Un uomo e' la' con la faccia all' ingiu'
e gia' l' edera abbraccia il suo corpo
nero e' tutto il sangue che ha
su ferite di orecchie strappate.
La voce lo costrinse a gridare
tutto cio' che moriva dentro se'
quel che grido' il vento porto' con se'
non avrebbe piu' sentito niente.

 

Terza traccia, secondo incontro. L'uomo non sente ma vede. L'urlo di Leone che coincide con un attacco deciso suona quasi come
un incitamento e il protagonista continua imperterrito lungo la strada la seguire. Come nel capitolo precedente si alternano fasi
cantate ad altre stumentali prima di una breve conclusione finale che sfocia direttamente nel Terzo Incontro. L'atmosfera
è ancora psichedelica e apocalittica.
TESTO:
Vedra', vedra'
anche se non sa sentire
un cielo chiaro
cosa gli puo' dire.
Un viso di vecchio
gia vicino alla morte
la fede non c'era
adesso e' gia' forte.
Lo sguardo di un uomo
che non ha paura
cos' e', se gli manca
la voce sicura.
Ha visto la notte
il giorno finire
e donne nel buio
gia' pronte a tradire
le mani protese
i volti piu' assenti
morire i piu' buoni
gioire i potenti.

 

Quarta traccia, secondo incontro. Subentra il basso che sfocia in un sound quasi jazzistico. Gianni Leone narra, accompagnato in
questo determinato frangente solo dal Synth del protagonista che incontra un uomo steso in croce (Gesù) a cui parla, ma le sue ferite
diventeranno di lì a poco anche le sue. E' il preludio della fine.
TESTO:
Ma non rimane a pensare tra se'
doveva cercare qualcosa che c'e'
e non fu notte e giorno non fu
e l' orizzonte rimase laggiu'.
Non si arrese
non si arrese mai
non si chiese
uomo dove vai.
E quel che vide fu un altro uomo
con quelle braccia stese in croce
senza sentire la sua voce
gli ando' vicino e gli parlo'.
Ma in quegli occhi senza luce
pungenti spine erano inflitte
senti' gia' sue quelle ferite
e poi la luce non fu piu'.

 

Ultima traccia, Epilogo. Non solo è la conclusione dell'opera ma lo è anche della vita protagonista che viene avvolto dal buio e citando
le testuali parole "la luce non fu più". I ritmi sono da subito inclazanti e degni del miglior virtuosismo stile ELP. Il brano degenererà
in una lunga sessione strumentale, così come accade nell'introduzione, in cui il ritmo aumenta di intesità sempre di più e in sottofondo
si ode un Gianni Leone sofferente che sta ad indicare lo stato del protagonista in procinto di morire. La fine dell'opera termina con l'inizio, ovvero
l'eco di voci terrificanti.
TESTO:
Con le braccia distese
la sua strada nel buio cerco'
con le dita una forma incontro'.
Solo il freddo
della morte
pote' sentire
tra le sue mani

la sua parola vera
sali' dal petto ancora.
Ma la sua bocca
stanca ed immobile resto'
quel grido lo schiaccio'
fin dentro lo strazio'
ed il buio intorno a se'
poi fu dentro di lui
e buio fu.

 

Ys fu accolto nell'indifferenza e apprezzato solamente nei decenni successivi diventando una pietra miliare del Prog italiano. Il gruppo
si sciolse dopo soli due lavori. Gianni Leone continuò la sua carriera tra vari soggiorni negli USA con lo pseudonimo di
"Leo Nero" pubblicando tra tutti l'ottimo album "Vero". Negli anni '90 venne a lui l'idea di riformare il Balletto Di Bronzo ma,
non potendo godere della disponibilità dei membri originari si è affidato a musicisti giovani riarrangiando Ys in modo da poterlo
eseguire anche senza chitarra. Tutt'ora Leone/Balletto Di Bronzo ripropone/ripropongono interamente Ys anche a livello internazionale, in 
modo particolare in Cile, Messico e Giappone.




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